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La grande trasformazione

La vita bloccata

Per riconoscere il valore delle trasformazioni nella vita, bisogna considerare ciò che le inibisce. Nell’orizzonte della società attuale si delineano solo due mete per l’esistenza: o il benessere materiale per i vincenti, o la pura sopravvivenza per tutti gli altri. Il dato fondamentale per cui la vita è un viaggio di trasformazione del nostro modo di essere verso una possibile pienezza resta oscurato.

Oggi prevalgono i processi di degrado della socialità, del rapporto con il mondo naturale e con Dio. Un’unica tendenza accomuna le varie forme di alienazione. La sovranità globale del denaro, le dittature e le finte democrazie, i terrorismi, i fanatismi, gli egoismi e il disfacimento degli equilibri della natura sono fenomeni che, con modalità diverse, danno corso a un processo di disgregazione universale. L’integrità delle persone e la trama delle relazioni vengono spezzate, quasi nessuno vede più le ragioni per vivere insieme agli altri. Il nichilismo veicolato dal neoliberismo sta portando i suoi frutti velenosi.

Il risultato è che ci troviamo in un sistema di separazione: dagli altri e dalle correnti più vitali del nostro essere, dalla felicità da Dio stesso. La nostra è una società scissa, psicotica, il cui circuito di funzionamento è delirante rispetto alla verità della vita umana e del creato intero. Una società incapace di comunione è preda di spinte autodistruttive. Lo sottolineo non certo per fare un quadro pessimista della situazione, ma per evidenziare che, entro un simile sistema mentale e sociale, alle autentiche dinamiche di maturazione umana si sostituisce il degrado. La disgregazione ci spinge nella direzione opposta a quella della trasformazione: infatti siamo capaci di fioritura solo nella misura in cui manteniamo un minimo grado di integrità. Dove regna la disgregazione non si dà alcuna trasformazione, se non quella del degrado, che può essere chiamato entropia: la morte delle energie migliori e l’aumento del disordi.

A cura di Roberto Mancini

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