Fisco - Il Fattore Famiglia
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Fisco – Il Fattore Famiglia

Fisco - Il Fattore Famiglia

La costituzione afferma che i cittadini italiani sono tenuti a concorrere alle spese dello stato in base alla propria capacità contributiva. Il sistema fiscale italiano è perfettamente progressivo, in altre parole, il cittadino paga le tasse in base al proprio reddito: maggiore è il reddito, maggiore sono le tasse che si pagano.

L’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, è un’imposta diretta, personale, progressiva e generale, un’imposta che colpisce il reddito con aliquote che dipendono da scaglioni di reddito. Per scaglioni di reddito s’intende una serie d’intervalli reddituali, in Italia sono cinque, cui corrisponde una ben determinata aliquota fiscale.

Il sistema fiscale italiano è talmente perfetto da non tenere conto, nell’individuazione della base imponibile o reddito imponibile (ovvero il reddito su cui il lavoratore pagherà le tasse), del fattore famiglia.

Da molti anni, Germania e Francia, paesi che condividono con l’Italia un sistema fiscale simile, tengono conto del fattore famiglia per individuare il reddito effettivo del lavoratore, su cui, poi, calcolare quanto è dovuto al fisco dal singolo cittadino.

Per fattore famiglia s’intende il carico familiare, in altre parole, il fatto che il lavoratore con il proprio reddito, deve sostenere, oltre che se stesso, un coniuge e dei figli. Nell’ambito del carico familiare rientrano, inoltre, situazioni particolari che incidono sulla condizione economica di un lavoratore e, quindi, della famiglia nel suo complesso come: la vedovanza, la mono genitorialità e la presenza di un portatore di handicap in famiglia.

Per questo, al netto del carico familiare, il reddito imponibile del lavoratore è inferiore rispetto al reddito su cui sono calcolate le tasse da pagare allo stato. Un particolare non di scarsa importanza in un sistema fiscale, come quello italiano, dove, in base allo scaglione di reddito, cambia l’aliquota fiscale applicata per il calcolo delle tasse.

Italia e altri paesi europei: in cosa si differenziano?

In Italia la valorizzazione del fattore famiglia avviene attraverso le detrazioni il cui importo decresce, fino ad azzerarsi all’aumentare del reddito. Un sistema che penalizza le famiglie del ceto medio e, soprattutto, quelle con reddito medio – alto, a prescindere dalla maggiore o minore numerosità delle stesse.

In altri paesi europei, Il fattore famiglia è basato sul presupposto che più grande è la famiglia e meno tasse si pagano. In Italia, invece, minore è il reddito e maggiore sono le detrazioni, a prescindere dalla maggiore o minore numerosità di una famiglia.

In Francia e Germania, paesi dove è valorizzato il fattore famiglia, i nuclei familiari numerosi pagano meno tasse rispetto non solo alle famiglie più piccole, ma anche rispetto ai single.

In Francia, i single hanno un livello di tassazione molto alto, in quanto, in questo modo lo stato francese favorisce la creazione di nuove famiglie, puntando a far si che le famiglie siano anche numerose.

In questi paesi, l’applicazione del fattore famiglia ha favorito una maggiore natalità, specialmente in Francia, combattendo il fenomeno della bassa natalità che interessa i paesi dell’Europa Occidentale da alcuni anni. In molti paesi europei, tra i quali anche Francia e Germania, oltre al succitato fattore famiglia, sono state previste una serie di politiche a sostegno della famiglia che vanno ben oltre il solo aspetto economico. Con risultati positivi, specialmente in Francia, per quanto riguarda un aumento dei matrimoni e della natalità, con un numero sempre maggiore di famiglie numerose.

La mancanza di politiche di sostegno alla famiglia, anche dal punto fiscale, è sicuramente la causa principale della bassa natalità e della comune e diffusa struttura familiare che vede due genitori e un unico figlio. In base ad alcuni studi, in Italia la media è di un figlio e mezzo per coppia, un dato che contrasta con la tradizione italica della famiglia numerosa. In effetti, come narrato in molti film, per esempio “Ieri, Oggi e Domani” di Vittorio De Sica, la famiglia italiana, ricca o povera che fosse, era sempre rappresentata come numerosa.

All’estero, l’immagine tipica della famiglia italiana era il cliché della famiglia numerosa che si riuniva per il pranzo della domenica o per le feste comandate, un immagine che, appunto, appartiene ad un passato molto lontano.

Flat tax e fattore famiglia: cosa cambierebbe?

Un aspetto interessante legato al sostegno delle famiglie a proposito delle politiche fiscali, riguarda la flat tax, un sistema fiscale basato su una aliquota fissa per tutti, al netto di eventuali deduzioni fiscali o detrazioni. Questo sistema fiscale, non comune nelle economie avanzate, negli ultimi anni è stato preso come riferimento in relazione ad una possibile riforma del sistema fiscale italiano, in particolare dalla Lega.

Un sistema che, però, non dà molta importanza al fattore famiglia, poiché, assegna ai carichi familiari un ruolo marginale in termini di deduzioni, che si risolve in un valore differenziale irrisorio rispetto a chi non ha quelle deduzioni. Una situazione che dipende dalla concezione stessa della flat tax, la quale, se applicata nella sua interezza, prevede l’esonero dal pagamento delle tasse solo per quelle famiglie con un reddito inferiore stabilito dalla legge. Per questo, senza l’intervento del legislatore, tutti, compreso il lavoratore con famiglia a carico, paga le tasse in base all’aliquota stabilita.

Perciò, quando si parla di flat tax, si dovrebbe pensare alle conseguenze di questo sistema fiscale in Italia e, in particolare, rispetto alla fiscalità a favore della famiglia.

Il fattore famiglia è calcolato partendo dal livello minimo di reddito non tassabile, che coincide con la soglia di povertà calcolata sulla base dei dati forniti dall’ISTAT; questo livello minimo viene moltiplicato per il fattore famiglia, ovvero, i carichi familiari. Maggiore è il carico familiare, maggiore è il livello di reddito non tassabile, dove, in relazione agli incapienti, coloro che hanno reddito inferiore al limite minimo di tassabilità, oltre alla no tax area è previsto anche l’erogazione di un assegno di sostegno. Un assegno calcolato in base alla differenza tra il reddito di questi soggetti e il livello minimo oltre il quale si entra nella tax area.

L’introduzione del fattore famiglia nel sistema fiscale italiano costerebbe a regime, secondo una stima, quattordici miliardi. Una cifra importante che, però, scenderebbe a quattro miliardi di euro grazie ad una rimodulazione delle varie detrazioni fiscali.

Il fattore famiglia, come dimostrato, non solo dall’esperienza di altri paesi europei, ma anche da diversi studi di settore, ha effetti molto positivi sull’economia. Tra gli effetti più importanti si ha: un aumento dei consumi e degli introiti fiscali per lo stato, una diminuzione della disoccupazione e, soprattutto, l’uscita dalla fascia di povertà di molte famiglie.

Per non contare l’impatto sulla natalità, che aumenta grazie al supporto e alla sicurezza fornita da questo genere di misure fiscali, soprattutto in paesi, come l’Italia, caratterizzati da una forte crisi demografica causata dalla recessione e dalla mancanza di serie misure di sostegno alla famiglia.

Il fattore famiglia è in questo periodo utilizzato in diversi enti locali come strumento d’integrazione dell’ISEE, in modo tale da favorire l’accesso delle famiglie a prestazioni ed erogazioni a loro favore.

In Italia, il fattore famiglia è stato adottato da molti comuni e dalla Regione Lombardia, con ottimi risultati.

Il fattore famiglia è una di quelle misure che bisogna tenere conto quando si parla di tutela e promozione della famiglia, piuttosto che di strane teorie fiscali difficilmente applicabili in paesi come l’Italia, con un determinato e storico sistema fiscale e un particolare sistema economico e sociale.

Peter Viribile

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