
L’enciclica Caritas in veritate e l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium indicano un percorso per un rinnovato sistema economico e finanziario; in particolare quest’ultima (cap. secondo, paragrafi dal 50 al 60) sottolinea la necessità di proporre soluzioni concrete e non solo analisi teoriche. Il richiamo all’etica nell’economia e nella finanza è costante e sembrerebbe potere essere sufficiente per costruire un sistema migliore e più equo. Personalmente ritengo che il riferimento all’etica, per quanto necessario come dimensione antropologica, debba essere adeguatamente interpretato. Infatti la parola “etica” non ha valore assiomatico e univoco. Ogni cultura ha una diversa concezione del concetto di etica e il problema, come sempre, sono i fondamenti dell’etica stessa.
È del tutto evidente che un’etica laica, o atea, è diversa da un’etica religiosa ed è diversa anche tra le stesse religioni e/o filosofie (per esempio quelle orientali) e, come è del tutto evidente che il richiamo all’etica nelle encicliche papali si riferisce all’etica cattolica, è altrettanto evidente che i richiami all’etica proposti da vari economisti non lo sono.
In questo contesto, l’etica cattolica è il nostro punto di riferimento, dove certamente anche da parte dei non cattolici sarà possibile trovare moltissimi riferimenti condivisibili e propedeutici alla costruzione del sistema economico conforme alla Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) dove il punto centrale è la giustizia sociale rispetto alla quale, nella realtà storica attuale, è del tutto evidente che esiste una profonda contraddizione tra i valori enunciati nelle costituzioni dei paesi occidentali (che hanno avuto origine dallo spirito del liberalismo classico) e il risultato prodotto dall’insieme delle leggi e delle norme che dovrebbero essere coerenti con lo spirito e le norme delle stesse costituzioni. Non credo che queste prevedessero che l’1% della popolazione potesse detenere il 99% della ricchezza mondiale come ben documentato in un recente servizio della TV inglese BBC.
Ormai il problema di una migliore ridistribuzione delle ricchezze è al centro del dibattito politico e sociale in tutto il mondo. Autorevoli economisti come P. Krugman, Stiglitz o anche gli italiani, Alesina, Giavazzi, Zingales e numerosi altri si stanno occupando in termini più universali della questione. Il libro di economia più cool del momento, “Capitalismo del XXI secolo”, di Piketty, ha avuto il pregio di documentare con dati statistici il trasferimento delle risorse pubbliche ai privati e i problemi legati a un rendimento eccessivo del capitale, anche se non ha proposto nei fatti alcuna soluzione se non una ipotetica tassazione delle transazioni finanziarie o sui capitali.
La chiesa, potrebbe essere parte attiva in questo percorso di ricerca di soluzioni? Credo di sì e penso che anzi dovrebbe farsi motore per la proposta e la creazione di nuovi modelli economici e finanziari, possedendo l’autorità, l’autorevolezza, le competenze, i mezzi intellettuali, economici, le strutture ed essendo radicata in ogni parte del mondo. Potrebbe essere il polo aggregante degli economisti e, più in generale, di quanti stanno attivamente elaborando proposte in questa direzione.
La Evangelii gaudium invita a porre in atto quanto proposto dalla DSC. Credo sia ormai indispensabile andare oltre le proposte di molti economisti, associazioni e fondazioni cattoliche, così come sono utili ma non più sufficienti i prodotti finanziari “etici” e il sistema economico rientrante nel cosiddetto terzo settore; le proposte che richiamano una generica solidarietà o solidarismo ed un generico richiamo all’etica e alla cooperazione, per quanto necessarie, devono essere superate ed è arrivato il momento di studiare e proporre un vero sistema economico e finanziario DSC compliant, applicandolo a cominciare dal mondo religioso cattolico. I prodotti finanziari Sharia compliant possono essere un primo esempio.
Con quali criteri dunque gestire anche gli asset ecclesiali in questa prospettiva? La Chiesa, in campo economico, non ha proposto modelli specifici di riferimento, preferendo semplicemente annunciare dei principi generali (Compendio della dottrina sociale della chiesa, Codice di diritto Canonico, libro V). Trovo questa cosa abbastanza singolare, se si pensa che la Chiesa propone modelli su molte questioni, dalla famiglia, alla vita sessuale, all’assistenza sociale e molti altri. Certo si potrebbe precisare che, più che proporre modelli, la Chiesa testimonia uno stile di vita o un modo di operare. Mi chiedo perché non sia possibile fare altrettanto in tema economico visto che l’economia, intesa come possibilità di sostentamento, è parte integrale della dignità della persona.
Basterebbe riprendere i recenti convegni organizzati dalla Congregazione per la Vita Consacrata e le raccomandazioni contenute nel manuale per la gestione dei beni degli enti religiosi per rendersi conto che concetti di cooperazione e gratuità non sono così immediatamente recepibili e che gli enti religiosi hanno notevoli difficoltà a operare secondo i principi della DSC da loro stessi enunciati.
Una prima e sommaria risposta consiste nel fatto che non esiste realmente un mercato di riferimento entro cui le strutture della chiesa possano operare secondo modelli economici conformi alla DSC e quindi certamente è necessaria, direi prioritaria, la creazione di un “mercato” che riconosca tali valori.
In questi ultimi mesi i media hanno spesso parlato della riforma del sistema economico della Santa Sede con la creazione di un nuovo organismo centrale di indirizzo e controllo. Al di là degli indubbi vantaggi nell’applicazione di best practices nella gestione degli asset grazie alle economie di scala ed alle masse critiche adatte anche alla potenziale creazione di un “mercato”, si pongono però anche immediatamente problemi più grandi e complessi di risk management e soprattutto di compliance con la DSC, poiché vengono sempre più affidate a laici, che in molti casi non hanno una adeguata formazione religiosa, importanti decisioni circa le modalità con cui effettuare i possibili investimenti. Sarebbe quindi determinante dare ai manager deputati a tale gestione dei riferimenti certi e un chiaro perimetro entro cui operare secondo la DSC. Come è possibile farlo se la stessa DSC non è del tutto chiara? Chi stabilisce se determinati investimenti sono DSC compliant? Come si può facilmente intuire esiste un serio problema di indirizzo e di sorveglianza da parte dei vescovi affinché non si svilisca l’azione pastorale ed evangelizzatrice della Chiesa stessa, pericolo più volte sottolineato da Papa Francesco, fine primo e ultimo del possesso dei beni temporali.
Il problema ovviamente non riguarda solo la Santa Sede, ma più in generale il mondo religioso cattolico; la Chiesa, anche attraverso i suoi numerosi enti religiosi, ha le masse critiche necessarie e potrebbe essere il motore di questo nuovo sistema economico e finanziario che, per essere attuato, necessita della creazione di un “mercato” che recepisca nuove tecniche e modalità operative e credo non possa più esimersi dallo scendere apertamente in campo e “sporcarsi le mani” con le questioni economiche, come peraltro è pienamente in campo con le questioni di carattere umanitario.
Dobbiamo quindi costruire un processore di segnale che possa tradurre i segnali “analogici” del mondo religioso (che contengono cioè la dimensione trascendente o metafisica) in segnali “digitali” (codice binario con cui funzionano le logiche matematiche e gli algoritmi finanziari) comprensibili al sistema economico e finanziario attuale, creando quindi nuovi standard operativi, nuovi benchmarck, nuovi sistemi di rating, nuove modalità di accesso alle risorse (termine che concettualmente preferisco rispetto a quello di redistribuzione delle risorse). Il valore “etico” dovrebbe diventare sinonimo di moltiplicatore di valore.
In questo contesto forse sarà possibile avanzare delle proposte concrete coniugando la DSC, per esempio, con i lavori di J. Stiglitz e Amartya Sen sul cambiamento dei parametri economici calcolati sulla base del PIL, con quelli di un nuovo indice basato su valori aggregati (ecologia, qualità di vita etc.) e sarà possibile verificare la fattibilità di un nuovo modello economico DSC compliant.
A cura di Don Mario
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