Religione

Cristiani e mulsumani: In dialogo nel contesto della modernità

Nella nostra società europea, sono presente molte religioni tra le quali ne citiamo alcune: Protestanti, Valdesi, Buddisti e Islam, ecc. Di fronte ad esse un cittadino come deve comportarsi? Come deve regolare la sua scelta? Ecco il problema che io paragono ad un incrocio da attraversare. Infatti, quale strade prendere? I cattolici possono fare riferimento alla dichiarazione conciliare “Nostra Aetate del 28 ottobre 1965, ha offerto principi fondamentali e l’orientamento nel rapporto tra la nostra e le altre religioni, in particolare l’Islam. Tale documento ha tracciato la strada del dialogo interreligioso, perché non ha rigettato nulla di quanto è vero e santo nelle altre. Essa infatti ha considerato con grandissimo e sincero rispetto quei modi, di agire e di vivere quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti parti differiscono da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia riflettono un raggio di quelle verità che illuminano tutti gli uomini.

Quindi non si ignorano le differenze, non si orienta verso irenismo, ma si privilegia il riconoscimento di quanto c’è di “vero e di santo” in ogni religione, e bisogna guardare attentamente quel raggio di verità che s’incontrano in tutti gli uomini. È una scelta pastorale non facile, ma precisa e non accentuare le differenze, ma prediligi i punti di incontro, con particolare riguardo l’islam.

Ecco quanto ha affermato: la Chiesa Cattolica ha guardato e guarda con grande stima i musulmani che adorano l’Unico Dio Vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di obbedire a Dio, come ha fatto Abramo, a cui la fede islamica fa riferimento. Benché essi non riconoscono Gesù come Dio, lo venerano come un profeta, onorano la sua madre Vergine Maria, e talvolta la onorano con devozione.

Inoltre attendono il giorno del giudizio così hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio con la preghiera, le elemosine e il digiuno.

Nel passato inimicizie sorte tra i cristiani e musulmani, la Chiesa esorta a dimenticare il passato ed a esercitare la comprensione reciproca, a promuovere insieme la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.

Esamineremo le due parti di questo testo. La prima: <la Chiesa guarda con stima i musulmani>. Il contenuto presenta una sintesi del credo musulmano, a partire dal monoteismo. Nello spirito di nostra Aetate si accenna alla fondamentale differenza cioè essi non riconoscano Gesù, Figlio di Dio, mentre gli elementi che pongono un oggettivo percorso parallelo tra cristiani e Islam.

La seconda ha pensato le relazioni cristiano-islamiche. La storia ci ha insegnato, ma il concilio ha evitato qualsiasi giudizio su colpe e responsabilità le esistenze di non pochi dissensi e inimicizie, ma il Concilio ha evitato qualsiasi giudizio su colpe e responsabilità di questa storia conflittualità. Esso è piuttosto preoccupato di invitare gli uni e gli altri, a un deciso passo di cambio e di direzione: dimentichiamo il passato e promoviamo insieme percorsi di convivenza e di mutua collaborazione.

Questa frase finale, certamente di grande valore e molto positivo per il suo contenuto di invito e un tempo nuovo e di scelta decisiva per una positiva collaborazione cela tuttavia l’evidenza di specifici ambiti sociali dove si manifesta, da parte soprattutto dall’Islam, una fragilità di comportamenti nei campi del rispetto delle persone, della giustizia, della pace, della libertà.

Ma i detti valori riguardano tutte le religioni, compreso l’Islam, rapporto basato sulla dimensione umana in quanto siamo Figli di Dio: “Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati a immagine di Dio. L’atteggiamento dell’uomo verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli altri uomini suoi fratelli, sono connessi. Per questo il Concilio Vaticano II è consapevole che un atteggiamento dialogante tra le religioni, è importante per contribuire alla pace del mondo intero. Vengono, dunque, eliminate le discriminazioni tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, che riguardano la dignità umana e i diritti che ne promuovano. In conseguenza La Chiesa era come contraria alla Volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza, di colore, di condizione sociale o di religione.

E quindi Il Concilio Vaticano II seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo invita i cristiani che “abbiano tra le genti una condotta impeccabile (1Pt 2,12), se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini, affinché siano realmente figli del Padre che celeste.

Tuttavia il dialogo non è un atteggiamento di indifferenza religiosa, ma traccia una nuova strada per la testimonianza evangelica. Così la Chiesa annuncia il Cristo che è “via, verità, vita” (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa, in cui Dio ha riconciliato con sé stesso tutte le cose. Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali e morali e socio culturali che si trovano in essi. Nella fase post-conciliare, il magistero papale ha contenuto nella direzione, anche se con accentuazione diverse. Ma non si è trattato solo di affermazioni verbali e di documenti: si è trattato di nuovi atteggiamenti concreti, manifestati nelle relazioni negli incontri più diversi, nelle disponibilità a riconoscere gli errori del passato, nella lunga serie di gesti, spesso di alto contenuto simbolico. Cito il grande incontro di preghiera per la pace, svoltosi ad Assisi il 27 ottobre 1986, per iniziativa di papa Giovanni Paolo II, ora santo. Oltre al magistero papale, i vescovi di diverse chiese locali hanno prodotto un numero considerevoli di testi e di documenti. Significativo iI documento del Cardinale Martini del 6 dicembre 1990, dal titolo: Noi e l’Islam dall’accoglienza al dialogo. Vorrei solo richiamare la necessità di insistere su un processo di integrazione, che è ben diverso da una semplice accoglienza e di una qualunque sistemazione. Integrazione dei nuovi venuti ad inserirsi armonicamente nel tessuto della nazione ospitante, ad accettare le leggi e gli usi fondamentali, a non esigere trattamenti privilegiati. Ora questo dialogo è possibile? Sono pronti i musulmani? Siamo pronti noi cristiani? Si passa dai problemi che tocca la comunità civile nel suo insieme a quelli religiosi, che consistono nella necessità di valutare e capire a fondo l’Islam e nel disporci all’accoglienza e dialogo possibile, senza rinunciare ad alcun valore del Vangelo. Dobbiamo adoperarci affinché i musulmani riescono a chiarire e accogliere il valore della distinzione tra religione e società, fede e civiltà, islam politico e fede musulmana, mostrando che si possa vivere le esigenze di una religiosità personale e comunitaria in una società democratica e laica dove il pluralismo religioso viene rispettato e dove si stabilisce un clima di mutuo rispetto, di accoglienza e di dialogo. Occorre accogliere motivando cristianamente il perché della nostra accoglienza, dicendo in una lingua “comprensibile” c’è quella dei fatti e della carità, dando ai musulmani il senso dello spessore religioso che pervade la tolleranza e di mutua accettazione. Non mancano testi anche nel Corano. Dobbiamo sfatare il pregiudizio in essi radicato che i non musulmani sono di fatto non credenti. Solo quando ci riconosceremo nel comune solco della fede di Abramo potremo parlarci con più distensione, superando i pregiudizi. Vi sono due posizione errate:

  • La non curanza del fenomeno. Il limitarsi a pensare all’Islam come a una costellazione remota che ci sfiora solo di passaggio o che ci tocca per i problemi di assistenza, ma che non avrà impatto culturale e religioso nelle nostre comunità. Da tale posizione si scivola a sentimenti di disagio e quasi di rifiuto o di intolleranza.
  • Lo zelo disinformato. Si fa di ogni erba un fascio, si propugna l’uguaglianza di tutte le fedi senza rispettarle nella loro specificità, si offrono spazi di preghiera o addirittura luogo di culto senza aver prima ponderato che cosa significhi questo per un corretto rapporto interreligioso. Al riguardo saranno necessarie norme precise e rigorose, anche per evitare di essere fraintesi.

La posizione corretta è lo sforzo serio di conoscenza, e la ricerca di strumenti e l’interrogazione di persone competenti. Noi auspichiamo e insisteremo perché a tali rapporti si conformi anche il costume e il diritto vigente nei paesi musulmani riguardo ai cristiani perché si abbia una giusta reciprocità. Può la Chiesa Cattolica rinunciare a proporre il Vangelo a chi ancora non lo possiede? Certamente no come ai musulmani non viene chiesto di rinunciare al loro desidero di allargare la umma, la comunità dei credenti. Ciò che conterrà sarà lo stile, il modo, cioè quello caratteristiche di rispetto e di amore, quello stile di attenzione e di desiderio di comunicare la gioia nella pace che è proprio di chi accetta le beatitudini. Questo stile non è senza riscontri anche nel mondo dell’Islam.

Colpisce in questo brano, oltre alla presentazione, una precisa scelta: quella di declinare con concretezza i diversi capitoli del possibile incontro, i temi pratici che possono fare la differenza in una direzione o nell’altra. Se parliamo di dialogo in astratto, senza affrontare i reali problemi, rimaniamo nel vago e nel superficiale; solo una disamina dei singoli aspetti: ricomprensione reale e di dialogo positivo.

Come ha vissuto, in concreto la comunità cristiana, questa apertura conciliare all’incontro, al dialogo e alla collaborazione nei confronti della comunità musulmana?

Il panorama che la storia recente ci insegna a questo riguardo, è piuttosto variegato e non uniforme.

È cresciuta l’informazione sui vari aspetti, soprattutto storici, spirituali e politici; ad esempio sono stati pubblicati i testi a carattere divulgativo e articoli su riviste, ci sono stati incontri pubblici, dibattiti, ecc. Per verità, il punto di svolta per questo nuovo interesse riguardo all’Islam è stato collegato a motivi sociopolitici, piuttosto che di carattere direttamente religioso: l’attentato alle torri gemelle a New York, le guerre in Medio Oriente, gli atti terroristici in varie parti del mondo…

A fronte di un atteggiamento aperto e dialogante, soprattutto in iniziative culturali o in occasioni di incontro, si è però mantenuto, anzi è cresciuto, un atteggiamento opposto di chiusura, di giudizio e di pregiudizio. Qui bisogna dire che i servizi mass-mediali, che hanno presentato il mondo musulmano soprattutto in relazione ai più gravi episodi di scontri e di violenze, non hanno aiutato a comprendere e ad approfondire né i fatti, né le motivazioni, né la complessità e varietà della situazione.

Di fatto, nella vita di tanti cristiani, e di tanta comunità, l’Islam (Vol.n.I) è una realtà sconosciuta, sulla quale si hanno poche idee e confuse; e prevale la pratica di “starsene alla larga” e di pensare e fare altro, anche quando la convivenza è ormai esperienza evidente, come la vicinanza abitativa o la presenza di bambini e ragazzi musulmani a scuola.

È evidente che siamo appena all’inizio di un cammino, che ci chiede più decisione, più chiarezza negli obiettivi, più precisione nei gesti e nelle iniziative concrete.

Nel tentativo di percorrere, passo dopo passo, la via dell’incontro, del dialogo e della convivenza, ho scelto di suddividere i temi in ambiti specifici; questo facilita l’affronto dei singoli aspetti di un argomento, anche se può avere come contropartita il rischio di frammentare in una pluralità di situazioni e di casi l’unica fondamentale questione. Spero di riuscire a mantenere sempre vivo l’orizzonte di fondo, che è la prospettiva di un futuro diverso e migliore.

L’Istituto di Spiritualità “Deserto del Sinai” porge gli auguri di un Buon Natale a tutti i lettori.

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