
Lo studio sul tema “VIOLENZA alle DONNE” è scaturito dal forte desiderio di conoscere a fondo la problematica inerente alla stessa e ciò mi ha spinto a consultare i dati pubblicati dalle statistiche ISTAT. Il 31,5% delle donne ha subito nel corso della propria esistenza una qualche forma di violenza fisica o sessuale, costituisce una piaga della società. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o da ex partner, parenti, amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.
Oltre al suddetto tipo di violenza, le donne con un partner subiscono anche violenza psicologica e non solo, ma anche quella economica ovvero comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, nonché di privazione o limitazione all’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia.
Nel 2014 sono 26,4% le donne che hanno subito violenza psicologica ed economica dal partner attuale e il 46,1% da parte di ex partner.
La violenza psicologica è in forte calo rispetto al 2006 dal 42,3% al 26,4% dal partner attuale. Diminuisce l’incidenza soprattutto di quella “meno grave” non accompagnata da violenza fisica sessuale (dal 35,0% al 22,4%).
Nel 2014 le violenza psicologiche più gravi (le minacce e l’essere chiuse in casa o l’essere seguite) riguardano l’1,2% delle donne in coppia per un totale di 20 mila donne, mentre i figli sono stati oggetto di minaccia e ritorsione per 50mila donne (0,3%). Per le donne che si sono separate dall’ex, la minaccia della strumentalizzazione dei figli raggiunge il 3,4%, le violenze psicologiche più gravi il 13,5%.
Alla luce di tali dati sopra esposti, la società come si pone? Che cosa fa? Penso che non si possa stare fermi, si deve dunque agire e come? Ecco la problematica, la società odierna si trova ad un bivio: Come fare? Che strada prendere?
Tutti dobbiamo dunque porci di fronte a questa tragicità esistente nella coppia prima cellula della famiglia e trovare una soluzione. Gli strumenti sono da ricercarsi in due direzioni ovvero nelle forme assistenziali proposte dalla società attraverso persone specializzate nella problematica in questione ed anche nell’assistenza spirituale che offre la Chiesa cattolica la quale ripropone il modello della famiglia di Nazareth, ma non in maniera sterile come si potrebbe pensare, bensì attraverso un percorso educativo dell’anima anche, inizialmente, da parte di uno solo dei coniugi o conviventi che a lungo andare “trascinerà” l’altro, perseverando nella fede. Queste parole potrebbero apparire utopiche, ma non lo era ed è lo stesso insegnamento della figura di Nostro Signore Gesù Cristo? A voi la riflessione.
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